Piazza del Popolo - panorama (foto Piergiorgio Della Mora)
Chiostro di San Domenico
Castello di Rocchetta
Elcito
Chiesa di S. Apollinare di Monte - Località Straccialena
La città bassa vista da Castello
Palio dei Castelli - Corsa delle Torri

affreschi_salimbeniSan Severino Marche ha dato i natali a molti personaggi illustri e non è semplice selezionare i principali di questi. Bartolomeo Eustachio (1500ca-1578), ad esempio, fu colui che scoprì nell’apparato uditivo le famose “Trombe di Eustachio” e che individuò le valvole delle coronarie. Eccellente anatomista, egli sintetizzò i risultati dei suoi esperimenti nelle Tabulae Anatomiche, pubblicate dopo la sua morte. A lui è stato intitolato l’ospedale cittadino.

Poco prima di Bartolomeo Eustachio si fece onore Domenico Indivini (1445 – 1502): intagliatore e intarsiatore, autore del coro della Basilica superiore di Assisi. Egli diede inizio a una scuola di intaglio che proseguì con il fratello Nicola e con la famiglia Acciaccaferri.

Nel campo della pittura, invece, ricordiamo Lorenzo Salimbeni (ca1374 – prima del 1420) e suo fratello Jacopo (? – dopo il 1427) che furono fra i principali esponenti del gotico cortese italiano, iniziatori della cosiddetta scuola sanseverinate. Lorenzo, il maggiore d’età, è anche la personalità artisticamente più significativa. La loro produzione comprende principalmente affreschi di carattere sacro, dalla semplice immagine votiva alle grandi composizioni. Lo stile narrativo, a tratti ingenuo, antepone alla visione d’insieme il dettaglio aneddotico, la scena “di genere” che in alcuni casi finisce per relegare in secondo piano il soggetto religioso. Fra le opere, sono conservati a San Severino il trittico “Lo Sposalizio mistico di Santa Caterina”, firmato da Lorenzo e datato 1400; “Le Storie di Sant’Andrea” (1406-10?); le “Storie di San Giovanni Evangelista”. Fuori città si segnala quello che è considerato il loro capolavoro: la “Crocifissione” con le Storie di San Giovanni Battista (1416) nell’omonimo oratorio di Urbino.

Un altro artista importante fu Lorenzo d’Alessandro, attivo fra il 1470 e il 1500, ultimo esponente di rilievo della scuola pittorica di San Severino. Nella sua vasta produzione alterna arcaismi tardogotici e influenze umbre (Alunno), crivellesche e pierfrancescane. Fra le sue opere vanno ricordate la “Madonna in trono con Bambino e Santi” del Museum of Art di Cleveland, una squisita “Pietà” conservata alla Pinacoteca di San Severino e un’altra, di gusto crivellesco, agli Uffizi di Firenze, nonché un “Battesimo di Cristo” custodito ad Urbino e un polittico con “Madonna e Santi” che si trova nella vicina Serrapetrona.

Virgilio Puccitelli è stato invece un autore di drammi per musica tra i più rappresentativi del Seicento italiano. Nato nel 1599, egli compie nella sua città di San Severino gli studi umanistici e musicali presso i Padri Barnabiti del Santuario della Madonna dei Lumi, mostrandosi particolarmente incline alla poesia. Avviato alla carriera ecclesiastica, Puccitelli intorno al 1625 si trasferisce a Roma, dove entra a contatto con gli ambienti letterari e musicali; ha in questo modo l’occasione di conoscere il giovane principe Ladislao, figlio del re di Polonia Sigismondo III, assiduo frequentatore della corte pontificia e grande appassionato di teatro. Trasferitosi in Polonia intorno al 1630, Puccitelli svolge diversi compiti presso la corte di Varsavia e nel 1632, quando il principe diventa re di Polonia con il titolo di Ladislao IV, collabora strettamente con lui ed è nominato direttore artistico del Teatro di Corte. Rientrato in Italia nel 1648 per motivi di salute, si stabilisce a San Severino fino al 1654, quando si spegne nella casa paterna e il suo corpo viene tumulato nella Basilica di San Lorenzo, dove una lapide tuttora lo ricorda. Come autore teatrale egli ha scritto numerose opere, rappresentate in Polonia tra il 1635 e il 1648.

Passando a epoche meno remote ricordiamo Filippo Bigioli (1798-1878), un pittore neoclassico che lavorò soprattutto a Roma al servizio dei conti Torlonia, affrescandone parte del palazzo (oggi distrutto) e della villa di campagna. A San Severino, una raccolta di sue tele è conservata nel Palazzo comunale.

Infine, non va tralasciato Ireneo Aleandri (1795-1885), architetto neoclassico che, nativo di San Severino, studiò a Roma all’Accademia di San Luca. Da giovane realizzò numerose opere nella sua città natale, fra cui la porta di San Lorenzo (1820), il teatro Feronia (1823), le chiese di San Paolo (1828) e San Michele (1830) e la Torre dell’Orologio in piazza del Popolo (1832). Negli stessi anni si dedicò al suo capolavoro, lo Sferisterio di Macerata, terminato nel 1829. Ingegnere capo a Spoleto per oltre vent’anni, l’Aleandri fece realizzare il teatro Nuovo della città umbra (1853), il teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno (1839) e il viadotto di Ariccia.

Da non dimenticare Alessandro Luzio (25 settembre 1857 – 20 agosto 1946), giornalista, storico e archivista, nato a San Severino e morto a Mantova, città in cui visse per larga parte della sua vita. Dal 1882 al 1893 il giovane Alessandro guida la Gazzetta di Mantova, uno dei giornali ‘storici’ del panorama editoriale italiano. Poi il trasferimento a Vienna, dove diventa corrispondente del Corriere della Sera. Nel 1899 il Luzio rientra a Mantova e diventa direttore dell’Archivio di Stato. Incarico, questo, che poi ricopre dal 1918 a Torino per l’Archivio sabaudo. Come storico egli si appassiona soprattutto dei Gonzaga, ma studia e scrive molto anche attorno alla vicenda dei Martiri di Belfiore. Dopo la pensione decide di ritirarsi a Mantova, città che a lui ha dedicato una via in centro storico. A San Severino invece porta il suo nome la scuola elementare e materna del Circolo didattico del capoluogo. L’intitolazione avvenne in occasione del centenario della nascita.