Galleria Comunale d’Arte Moderna – Collezione “Filippo Bigioli”

La Galleria D’arte Moderna conserva una raccolta di quadri d’arte contemporanea e una collezione di dipinti di Filippo Bigioli, pittore e incisore dell’800.

Museo civico archeologico “G. Moretti”

Il Museo archeologico G. Moretti conserva reperti preistorici, piceni (dalle vicine necropoli di Frustellano e Pitino) ed Etruschi e, soprattutto pezzi provenienti dagli scavi dell’ antica Septempeda. Il Museo conserva una notevole collezione archeologica (raccolta da D. Pascucci nella seconda metà dell’800).

Museo del Territorio “O. Poleti”

Il museo è espressione di tre diverse realtà: una casa colonica, il giardino botanico ed il museo vero e proprio che custodisce testimonianze della civiltà contadina, artigianale e protoindustriale.

Pinacoteca civica “P. Tacchi Venturi”

Il palazzo, risalente al XV secolo ed eretto dalla famiglia Manuzzi, ospita la Pinacoteca comunale intitolata a padre Tacchi-Venturi, noto studioso locale di storia delle religioni. La Pinacoteca è stata costituita nel 1974 e custodisce opere che vanno dal XIV al XVII. Il pezzo più pregiato della collezione è sicuramente la Madonna della Pace del Pinturicchio, tavola ritenuta da molti il suo capolavoro per lo splendore dei colori e la ricchezza del paesaggio.Tra le altre opere si ricordano un Crocifisso ligneo del XIII-XIV secolo, alcuni affreschi provenienti dalla demolita chiesa di S. Francesco al Castello e l’ affresco con Storie di S. Giovanni evangelista dei fratelli Lorenzo e Iacopo Salimbeni; inoltre un polittico di Vittore Crivelli (Madonna e Santi) e uno dell’ Alunno (Madonna col Bambino e angeli). Altri pittori presenti sono Allegretto Nuzi, Lorenzo d’ Alessandro, Paolo Veneziano, Bernardino di Mariotto. La Pinacoteca civica ha sede nel primo piano del cinquecentesco Palazzo Manuzzini che conserva traccia della primitiva costruzione di stile gotico e nel cortile interno resti di una torre del secolo XI. Costituita nel 1974, custodisce opere che vanno dal XIV al XVII secolo, già conservate in parte nella civica residenza in seguito alla soppressione degli ordini religiosi, in parte concesse al Comune dal Capitolo dei Canonici e dalla Diocesi di San Severino; la raccolta è distribuita in sei sale e ordinata secondo un criterio cronologico. Nella prima sala si impone un dipinto su tavola raffigurante la Madonna dell’Umiltà firmato e datato 1366, opera del pittore fabrianese Allegretto Nuzi. Il fondo dorato , la monumentalità della figura della Vergine il manto stesso minuziosamente decorato a fiorellini rimandano alla cultura pittorica senese. Nella stessa sala è custodito un polittico di Paolo Veneziano, testimonianza della pittura trecentesca veneta che conferma gli stretti rapporti tra la Serenissima e le Marche. L’opera, mancante di predella e di parte centrale, come fa supporre il modo di disporsi dei Santi rivolti verso il centro del dipinto, presenta chiari elementi bizantineggianti caratterizzati dalla immobilità statuaria dei peronaggi dagli incarnati color olivastro ed evidenziati dalla profusione d’oro che fa da sfondo alle figure. La ricchezza degli ornamenti ed il gusto per il dettaglio, evidenti nelle figure della Santa Caterina e del drago ai piedi di San Michele, sono già un preludio alla civiltà del gotico internazionale. Nella seconda sala si possono ammirare oggetti di oreficeria sacra come un reliquiario di Jacopo Cavazza del 1326, un cofanetto eburneo del XIV e antifonari del XIV e XV secolo. Nella stessa sala si conservano affreschi di scuola marchigiana della seconda metà del Trecento, provenienti dalla distrutta chiesa di San Francesco, a conferma dell’elevato livello di produzione pittorica che animava la vita artistica della San Severino del XIV secolo, già promessa alla pittura salimbeniana. La terza sala è dedicata ai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino, contemporanei di Gentile da Fabriano da cui sono stati in parte influenzati. Hanno rielaborato altre fonti della complessa cultura fiorita europea, operando una vera rivoluzione linguistica nel mondo pittorico marchigiano dei primissimi anni del Quattrocento.Validi documenti di questa tendenza sono costituiti dal trittico Lo Sposalizio di Santa Caterina, datato 1400, firmato dal solo Lorenzo, impreziosito da una squisita eleganza formale e raffinatezze cromatiche che si ritrovano anche nella Santa Lucia. Numerosi altri affreschi provenienti da varie chiese della città completano il quadro pittorico salimbeniano. Altro artista settempedano della seconda metà del’ 400, legato alla pittura di transizione tra Gotico e Rinascimento, è Lorenzo d’Alessandro di cui la Natività, la Madonna col Bambino, e la Pietà arricchiscono la quarta sala. Lorenzo, pur rimanendo legato alla tradizione pittorica locale, rielaborò le innovazioni che giungevano a San Severino da Toscana, Umbria e Veneto, cogliendo in particolare dall’Alunno l’espressività dei personaggi e dal Crivelli il senso del colore ed il gusto per l’ornato. Nella stessa sala è custodito il polittico che Vittore Crivelli, molto attivo nelle Marche insieme al fratello Carlo, eseguì per la Chiesa di Santa Maria delle Grazie; l’opera stupisce per cromatismo, ricchezza decorativa e minuzia dei particolari. Nella quinta sala si può ammirare un polittico dell’Alunno firmato e datato 1468, eseguito per il Duomo Vecchio. L’opera completa di predella che cuspidi gotiche, rappresenta la Madonna con il Bambino e Santi.Nel dipinto elementi di gusto gotico si contemperano con le nuove esperienze prospettiche del Rinascimento. Il San Sebastiano, è una novità iconografica, un vero e proprio ritratto rinascimentale. Bernardinodi Mariotto, che a San Severino tenne scuola dal 1502 al 1521, ereditando la bottega del locale Lorenzo d’Alessandro è presente co quattro opere Madonna del Soccorso, Annunciazione e due Pietà, testimonianza della Scuola Umbra. Della stessa scuola la Madonna della Pace del Pinturicchio, che raffigura la Madonna con il Bambino in atto di benedira, ai lati due figure diAngeli ed in basso quella del committente Liberato Faranchi Bartelli, priore della Collegiata di San Severino. L’oro profuso nel dipinto fonde la sfarsozità dei broccati e delle seti con i toni verdi e azzurrognoli del paesaggio che si intravede dietro le aureole in una luce crepuscolare. Completano la raccolta opere esposte nella sesta sala, tra cui due tele della scuola del Pomarancio raffiguranti San Cristoforo e San Giacomo, quattro formelle lignee di arte popolare del XVI secolo, una Deposizione di artista ignoto, un Martirio di San Bartolomeo di anonimo artista lombardo, due miniature sul lavagna di scuola bolognese del XVII secolo. Al centro della sala sono esposti tre globi, due terraquei e uno celeste, di cartografi ed incisori nord europei del XVII. Spicca per monumentalità un coro ligneo del 1513 eseguito dalla bottega artigiana di Domenico Indivini.

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