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SAN SEVERINO MARCHE – Agello

Pioppo bianco (Populus alba)

(tratto da “Alberi monumetali delle Marche” di Valido Capodarca, Roberto Scocco Edizioni Uff. vendita 0733 203747)

Circonferenza m. 4,92 Altezza m. 20 Chioma m. 23 Età anni 70

pioppiobianco

Lo splendido Pioppio bianco di Agello, il maggiore delle Marche per la specie

Non ci sono quasi dubbi: il più grande Pioppo delle Marche, almeno per quello che concerne la circonferenza del fusto, è quello dalle parti di Agello, piccola frazione di San Severino.

Agello è un paesino situato alla testata della valle del Musone, il piccolo fiume che trae origine dal Monte San Vicino, ed è raggiungibile, con una breve deviazione, dalla strada che da San Severino conduce a Castel San Pietro.

Per giungere alla pianta, basta percorrere alcune centinaia di metri lungo una stradina di campagna detta Strada del Musone, proprio perché conduce al citato fiume.

L’aspetto della pianta è veramente singolare: il suo fusto muta aspetto a seconda dell’angolo di osservazione. Il lato più spettacolare è quello che si presenta allo sguardo allorché ci si colloca in posizione ortogonale rispetto alla stradina.

Da questo lato il tronco appare come una gigantesca, mostruosa mano che scaturisce dal terreno dal polso in su e si apre con qualche dito di troppo (i rami del primo palco, infatti, sono sette).

Si sa che il pioppo è pianta non molto longeva e di rapido accrescimento, ma il Nostro ha forse superato in velocità anche gli stessi suoi simili. La sua età non superacertamente i settanta anni.

E’ lo stesso proprietario a raccontarci che, quando egli giunse a quindici anni con la sua famiglia nella casa, l’albero aveva all’incirca le stesse dimensioni che oggi vengono esibite da un pioppo minore vicino, e che conta una ventina d’anni.

Sommando la ventina d’anni di allora ai 50 trascorsi, ecco farsi concreta l’età di settanta anni. Racconta lo stesso contadino che, pochi anni dopo la venuta della sua famiglia nel podere, l’abitazione venne ampliata di tutta la parte nord.

All’epoca e fino a poche decina di anni fa, la muratura veniva effettuata con un amalgama di cemento, sabbia e calce. Quest’ultima veniva acquistata “viva” dagli stabilimenti e veniva “spenta” dentro buche scavate nel terreno versandovi sopra acqua e lasciandola per alcune ore a bagno; solo così poteva essere resa inerte, non corrosiva e maneggiabile dai muratori.

E’ probabile (è un’ipotesi dello stesso contadino) che la calce spenta, permeando il terreno, sia stata un eccellente corroborante e fertilizzante per la pianta, accelerandone lo sviluppo.

Se il Pioppo esibisce una notevole estensione della parte aerea, ancora di più si è sviluppato nel sottosuolo, almeno stando ai risultati prodotti.

Le sue radici, infatti, vengono rintracciate un po’ ovunque, quando il contadino effettua lavori di scasso e di aratura sul suo terreno.

Esse, inoltre, ogni tanto emettono un germoglio, che da origine a una nuova pianta.

Lo stesso pioppo minore, usato per calcolare la sua età, è scaturito da una sua radice.

La distanza dal fusto principale è già di venti metri; ma a 30 metri si avvista un alberello ancora più piccolo, di meno di un metro di altezza e tre o quattro cm di spessore, che stenta a decollare in quanto le sue foglie tenere vengono brucate dalle pecore al pascolo nel campo vicino.

Si può intuire, pertanto, che l’apparato radicale della pianta si espanda attorno al fusto per un cerchio di circa settanta metri di diametro.

Per quanto appartato, il Pioppo riceve ogni tanto visite di ammiratori: tempo fa fu una coppia di inglesi a fermarsi ad ammirarlo, esprimendo parole di compiacimento al proprietario e scattando delle foto ricordo.

Circa sette o otto anni fa, l’albero venne colpito da un fulmine di una certa violenza, che produsse una lunga ferita che si estendeva da uno dei rami giù fino a terra; in pochi anni il Pioppo ha completamente sanato il danno, tanto che oggi occorre un attento esame per riconoscere la traccia della saetta, segno di una energia vitale ancora intatta.

Sarà questa stessa energia, nel giro di un paio di anni (considerando che la pianta si è sviluppata al ritmo di 7 cm di incremento l’anno in circonferenza) a portare il bellissimo Pioppo ad essere il primo della sua specie nelle Marche, a varcare la soglia “di eccellenza” dei 5 metri.