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SAN SEVERINO MARCHE – Berta

Roverella (Quercus pubescens)

(tratto da “Alberi monumetali delle Marche” di Valido Capodarca, Roberto Scocco Edizioni Uff. vendita 0733 203747)

Circonferenza m. 4,54 Altezza m. 18 Chioma m. 29 Età anni 200 circa

roverella

La quercia di Berta nei suoi colori autunnali

Fra le caratteristiche che possono contribuire ad aumentare la fama di un albero, la più efficace è senza dubbio la seguente: dimensioni e aspetto non comuni associati alla vicinanza di un’arteria stradale di elevato scorrimento. Esempi tipici nella regione:  l’ormai defunta Cerquabella di Montegiorgio e l’albero del Piccioni di Ascoli Piceno.

Sugli stessi livelli si pone in Toscana il favoloso Quercione delle Checche, l’incredibile Roverella della Val d’Orcia.

Sotto questo profilo l’ascolana Cerquatonda e l’anconitana Cerquagrossa, (per fare degli esem¬pi), pur molto ben visibili, si collocano ad eccessiva distanza dalla strada. In località Berta, fra Passo di Treia e San Severino, ma appartenente al territorio comunale di quest’ultima cittadina, anche se ne dista 9 chilometri, c’è una Quercia che può costituire il prototipo di quanto ora affermato.

Le dimensioni della pianta sono sicuramente fuori del comune, anche se non paradossali, la sua figura è solenne e piacevolissima; ma questi pregi vengono ingigantiti dalla vicinanza alla strada provinciale della Val Potenza perché questo fa sì che molti automobilisti la notino e che qualcuno si fermi, ogni tanto, a scattare una foto da tenere per ricordo.

Chi ci illustra la non ricca biografia della pianta è don Donato de Blasi, che dirige la Comunità di Recupero che ha sede nella casa vicina. Qualche decina di anni fa la Quercia, l’edificio attiguo e i terreni circostanti appartenevano ad un facoltoso proprietario terriero di nome Anacleto Miliani.

Alla sua morte, la moglie Eloisa fondò l'”Opera Anacleto Miliani” e donò tutto il complesso, Quercia compresa, alla Comunità di Recupero che reca il nome dell’Opera stessa.

Sembra – riferisce sempre don Donato – che durante la guerra, come pure in seguito, la pianta sia stata un preciso punto di riferimento per la topografia militare, anche se non si raccontano specifici episodi a sfondo bellico. Costituitasi la Comunità, nei dintorni della Quercia è stato costruito un campo di calcetto e sotto la pianta sogliono svolgersi molti degli incontri di comunità analoghe che affluiscono per le più svariate ragioni.

La pianta non ha mai subito azioni di potatura; perciò, così com’è, è quanto la sola natura ha saputo realizzare.

La stessa natura, alcuni anni or sono, provocò un danno di una certa entità alla Quercia a causa di un fulmine. Ancora oggi è fresca la ferita del ramo stroncato dalla saetta.

La legna raccolta costituì buona scorta di combustibile per le necessità della comunità.

Altri rami perduti, invece, vengono ricordati da moncherini più o meno estesi, quanto resta di braccia molto più lunghe amputate dalle larve dei cerambici.

L’età della pianta non deve essere molto elevata, almeno a giudicare dal suo ancora evidente tasso di crescita.

Le misure rilevate ventitré anni or sono, in occasione della pubblicazione di “Marche, cinquanta alberi da salvare” furono di m. 4,30 per la circonferenza del fusto e m. 23 per il diametro della chioma.

Se è normale in ventitré anni una crescita di 24 cm in circonferenza, è da ritenere straordinaria, per contro, quella della chioma, anche perché i 29 metri che le abbiamo attribuito sono la media fra i 31 e i 27 effettivamente rilevati in due direzioni fra loro ortogonali.

E’ probabile che, senza la perdita causata dal fulmine, oggi l’ombrello della Quercia avrebbe la stessa uniforme estensione, con un incremento di otto metri. Anche se la bella Quercia non ha mai dato spunto al fiorire di una letteratura su se stessa, è entrata di buon diritto nel titolo di un libriccino scritto e pubblicato da don Donato “Racconti sotto la Quercia”.

Il sacerdote immagina che i ragazzi affidati alle sue cure si aprano e raccontino le loro storie tristi e travagliate. E quale posto può essere meglio immaginato per fare da scenario a questi racconti?

Ovviamente, la materna e accogliente ombra della grande Quercia di Berta.

Che la Quercia entri attivamente nella vita della comunità di recupero retta da don Donato è dimostrato anche da quanto realizzato in occasione del Natale 2007.

Proprio a ridosso del tronco della Quercia è stato realizzato il presepio.

La capanna, una vera capanna, è stata realizzata dai ragazzi utilizzando fronde di ulivo e canne di palude, mentre le figure del presepio, ridotte al numero essenziale, cioè la Madonna, San Giuseppe e il Bambino Gesù, sono stati artisticamente stilizzati.